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AIRIC ha quale obiettivo primario la tutela dell’impresa in difficoltà e si propone quale strumento di effettivo supporto al tessuto imprenditoriale italiano, promuovendo la prevenzione e cura della crisi d’impresa, attraverso la valorizzazione, il recupero ed il rilancio dell’azienda, dopo la rimozione dell’insolvenza.

Obiettivo ulteriore dell’associazione è diffondere la cultura e la conoscenza dei nuovi straordinari Istituti introdotti dal Legislatore con la Riforma del 2005, che ha introdotto nel nostro ordinamento, con successive modifiche ed integrazioni, il Diritto della Crisi d’Impresa.

Obiettivo finale dell’associazione è quello di mettere a disposizione dell’imprenditore i propri convenzionati e selezionati professionisti, altamente specializzati nella materia specifica della crisi d’impresa, con le necessarie strutture in grado di assistere l’azienda nella delicata e rapida fase del superamento della crisi e del rilancio dell’azienda

La riforma della legge Fallimentare iniziata nel 2005 e proseguita fino al 2010 con successive modificazioni, ha rappresentato una autentica rivoluzione copernicana nel sistema delle procedure concorsuali, introducendo nel nostro Ordinamento un corpo di norme dotate di una propria autonomia rispetto alla stessa legge fallimentare, portando correttamente Autori ed Operatori a certificare la nascita del “Diritto della crisi d’Impresa”.

Il Legislatore, con una riforma certamente orientata a principi liberali ha voluto privilegiare il rapporto diretto tra l’imprenditore (debitore) ed i suoi creditori favorendo la cdprivatizzazione delle procedure di insolvenza”, attraverso la composizione negoziale della crisi, mettendo a disposizione delle imprese nuovi istituti (straordinari rispetto al sistema precedente) funzionali ad anticipare, evitare e superare la crisi d’impresa, scongiurandone il declino, con l’obiettivo di “conservare in vita l’impresa in difficoltà”, salvaguardando i suoi valori produttivi, come beni primari da tutelare, anche rispetto agli interessi del ceto creditorio.

In questo senso ha ridotto ed a tratti eliminato l’ingerenza giurisdizionale (che prima caratterizzava in modo decisivo le procedure concorsuali) nel rapporto tra l’imprenditore ed i suoi creditori, modificando sicuramente l’ordine dei soggetti e dei beni che i nuovi istituti intendono tutelare.

Nel sistema previgente la normativa era orientata a tutelare in via prevalente (se non esclusiva) i creditori, massimizzandone gli interessi, che venivano perseguiti attraverso la liquidazione atomistica del patrimonio aziendale, con il risultato che l’azienda in crisi disperdeva i propri valori produttivi e cessava l’attività.

Le nuove norme si pongono l’obiettivo primario opposto: valorizzare il recupero ed il rilancio dell’azienda, dopo la rimozione dell’insolvenza.

Il bene primario da tutelare è divenuto quindi l’azienda, la conservazione dei livelli occupazionali, il Know-how, l’avviamento e l’insieme di valori immateriali che si disperdevano / morivano definitivamente con la procedura di insolvenza previgente, e che oggi il nostro Ordinamento si pone l’obiettivo di salvare.

Il legislatore ha quindi preso (finalmente) coscienza del fatto che un’impresa che cessa la propria attività provoca danni nel tessuto economico e sociale (la perdita di posti di lavoro e la distruzione di beni immateriali – know-how, avviamento – per la cui costruzioni occorrono anni se non decenni) e nell’indotto delle imprese fornitrici, di gran lunga superiori allo stralcio “una tantum” dei debiti dell’impresa in crisi, e ciò nei confronti di tutti gli stakeholder, prima tra tutti i fornitori di beni e servizi, anche bancari, che hanno maggior interesse economico a subire per una sola volta lo stralcio dei propri crediti, ma poi continuare a fornire il cliente per altri anni o decenni; ugualmente i clienti del’impresa in crisi, che hanno interesse a conservare in vita un fornitore fidelizzato; infine il mercato in generale, che ha interesse a favorire la presenza di più operatori, a tutela della libera concorrenza.

Questa volontà politica, ampiamente condivisa, ha ispirato la Riforma, che ha introdotto tre nuovi istituti e procedure, graduate in relazione alla stato di crisi in cui si trova l’azienda che sono:

  1. i piani di risanamento (disciplinati dall’art. 67, 3° comma lett. d., L.F.)

  2. gli accordi di ristrutturazione dei debiti ( disciplinati dall’art. 182 bis L.F.)

  3. il nuovo concordato preventivo ( disciplinato dall’art. 160 e seguenti Legge Fallimentare)

Il primo istituto interviene quando l’imprenditore deve rimediare ad una soluzione di squilibrio finanziario, nella fase di crisi, ma non di insolvenza.

Il secondo interviene nella fase della crisi, con squilibrio nel conto economico, ma con ampia possibilità di soluzione positiva

Il terzo nel caso di crisi più grave ovvero di insolvenza reversibile, con squilibrio dello stato patrimoniale.

Questo straordinario ventaglio di possibilità offerte all’imprenditore per affrontare e superare la crisi della propria impresa, richiede l’approfondita conoscenza dei nuovi strumenti e soprattutto la necessità di riconoscere ed affrontare tempestivamente la difficoltà dell’impresa, con la funzione di anticiparla, utilizzando i corretti strumenti funzionali alla salvaguardia dell’impresa ed alla prosecuzione dell’attività.